TONY CAREY: Voglia di ristampe
Tony Carey. Carriera audace da polistrumentista dalla traiettoria segmentata, poco incline a seguire le indicazioni delle etichette discografiche e troppo impegnato a percorrere un viaggio (esclusivamente a suo piacimento) sulla strada della creatività. Californiano, membro dei Rainbow negli anni 1975-1977. Sono memorabili i suoi soli di tastiera; Cozy Powell lo aveva soprannominato “il Pistolero” per la sua concezione di tastiere alla Miles Davis: suonare per colpire! Ai tempi mancava di disciplina (ma non in studio di registrazione); funambolo nel creare soli con organo, mellotron e sintetizzatori, si distingueva per la sua vocazione autodidatta miscelata alla creatività. Autore del solo di “Tarot Woman”, di “Still I’m Sad”, “A Light In The Black” (aveva collegato il minimoog ad un amplificatore per chitarra per ottenere quel suono). Sostenitore della “continuità sonora”: i suoi strumenti erano concepiti come echi del riff di chitarra di Richie Blackmore. Produttore americano, membro dei Man Doki Soulmates, Planet P Project, etc. Nel 1978 si trasferisce in Germania ed inizia a collaborare con il produttore Peter Hauke. La sua carriera solista comincia nel 1982, marchiando i suoi dischi di sonorità AOR. Oggi la Vintage Records/Renaissance Records U.S. (Arizona), specializzata nella riedizione di classici, rimasterizza uno dei suoi primi progetti ‘I Won’t Be Home Tonight’, offrendo ai collezionisti di vinili qualcosa di diverso (come set completi di artisti). E’ un disco carico del sogno americano, con un sax che ne esalta le proprietà ariose. La traccia “I Won’t Be Home Tonight” spinge sul ritmo; un connubio tra synth, tastiera e quel tonfo incalzante anni ’80 dal suono artificiale, dal rullante preciso nella caduta e ricco nel riverbero, un riff che ha un’origine orientale ed una voce dalla trama sottile che è resa più profonda da un effetto delay: riverbera e dona carattere, rispecchiando le potenzialità di un artista che, in quegli anni, inizia a scrivere la sua carriera solista. Provare a scappare da un pensiero ricorrente che può renderti invalidante è una battaglia persa se questo assillo in “Running Away From The Thought Of You” si nutre di una vocalità che non passa inosservata (ricorda Tommy Bolin), e lotta per restare in una placida atmosfera, astronomicamente tempestata da frammenti sonori, cadenti e luminosi, di un mixaggio tipico dell’epoca. Il pop rock di “I’ll Tell The World About Her” si pregia di un cantato che gioca sugli accenti, su accelerazioni e fraseggi alla Steely Dan. Un sax graffiante si inserisce in stile AOR. “Carry My Love” si compiace di “guizzi di idee” e di “spunti sonori” (sentiti e riproposti in altra chiave), che caratterizzano tutta la sua carriera di sperimentatore quali atmosfere celtiche alla Gary Moore (‘Wild Frontier’, 1987), cori preziosi alla Steve Walsh, ed una voce roca che rende la melodia ancora più espressiva. “I Don’t Care” si presenta con coordinate di arena rock che emergono ancora di più nel silenzio, esaltate dal ritmo 4/4. “West Coast Summer Nights” è un inno popolare, giocoso, estivo, caratterizzato da un tocco chitarristico trattenuto, in contrasto con atmosfere da spiaggia, con una piccola parentesi latino-americana. Un basso sinterizzato qualifica “Vigilante”. “Something For Nothing” evoca atmosfere West Coast. Malinconia, pacatezza e quiete definiscono le peculiarità dell’intero album, ma è l’espressività della voce di Tony Carey che fa emergere una fragilità da mettere a nudo.


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