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MASTERPLAN: AERONAUTICS

data

27/01/2005
79


Genere: Power Metal
Etichetta: AFM Records
Anno: 2005

Aspettavo con una certa curiosità il secondo album dei teutonici Masterplan, soprattutto in virtù dell'omonimo album d'esordio, davvero ottimo. Del resto la presenza di mostri sacri del panorama rock/metal come gli ex Helloween Grapow e Kusch e lo strepitoso Lande alla voce, supportati dai meno noti ma comunque bravi Mackenrott e Eckert, non poteva che regalarci un prodotto superiore alla media discografica attuale. Devo ammettere che il primo ascolto del disco in questione mi ha decisamente spiazzato: un cambio di stile piuttosto netto rispetto all'esordio, con una maggiore attenzione alle melodie (di facile presa, ma non banali) e un "alleggerimento" generale del sound. L'altra novità è che tutti i musicisti sono stati coinvolti nel songwriting, il che ha notevolmente influenzato il risultato finale. Ma veniamo alle canzoni... si parte con l'ottima "Crimson Rider", power metal all'ennesima potenza con un ritornello davvero coinvolgente e una prestazione suberba da parte di tutta la band. Si prosegue con il singolo, "Back For My Life", piuttosto triste ma ben strutturata e suonata alla perfezione, forse uno dei migliori brani mai scritti dal combo tedesco. La successiva "Wounds" risente fortemente delle influenze Helloweeniane di Grapow e Kusch, tanto che se alla voce ci fosse Deris il pezzo non sfigurerebbe su un album come "Better Than Raw". La prova di Lande invece riesce a dare originalità e vita propria al brano, che si pone tra i più belli dell'intero album. E a proposito del singer norvegese, la sua mano si sente in fase compositiva in "I'm Not Afraid", sorta di incrocio (perfettamente riuscito) tra AOR e Power Metal, con uno dei ritornelli più "catchy" della storia del Metal. Attenzione: da qui in poi l'album inizia un lento ma inarrestabile declino, spezzato solo da un colpo di coda finale. Non so bene come definire "Headbangers Ballroom", una sorta di "danza" Heavy Metal (con una base ritmica ricalcata dallo stile Iron Maiden) che però non convince appieno... è come se il pezzo si ammosciasse sul più bello, e purtroppo non è l'unico caso, come vedremo. Spazio poi alla malinconia con "After This War", una semi-ballad molto triste e (francamente) non proprio bellissima... che è grosso modo quello che si può dire della successiva "Into The Arena". Parte cattiva, con una strofa assolutamente violenta e perfetta, ma poi si perde in un ritornello troppo melodico e senza grinta. Stesso discorso anche per la successiva "Dark From The Dying", che ha l'aggravante di non avere nemmeno la strofa particolarmente bella. Dopo questi tre passi falsi, però, i Masterplan ci regalano ancora grandi emozioni... con la fantastica "Falling Sparrow" si torna al power metal più ispirato, e vi sfido a non canticchiarla entusiasti dopo due ascolti. Il disco è chiuso dalla lunga suite "Black In The Burn"; nonostante io non sia un grande amante di questo tipo di composizioni, devo ammettere che il brano è ben costruito, e soprattutto mette in mostra in un colpo solo tutte le potenzialità e le diverse sfaccettature della band, che vengono qui amalgamate in modo sapiente e piacevole. Al di là dei tre "mostri sacri" già citati, una menzione particolare la merita a mio avviso il tastierista Axel Mackenrott, che riesce a dare profondità a tutti i pezzi senza però strafare, con scelte sonore intelligenti e mai banali.

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