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MESSIAH'S KISS: METAL

data

07/04/2004
50


Genere: Power Metal
Etichetta: Steamhammer
Anno: 2004

Signore e signori, abbiamo già un vincitore per il premio "titolo più ambizioso del 2004". I cinque tedesconi hanno infatti ben pensato di seguire l'esempio dato dai Manilla Road circa 22 anni fa, e di dare a questo disco il titolo più semplice ed esplicativo che ci sia. Dando un'occhiata alla copertina e alla tracklist, vi sarete già fatti un'idea di cosa suoni la band. Thrash? Death? Epic? Ma no, signori, non ci crederete mai... power metal di stampo teutonico, forte delle influenze di Judas Priest, Accept e Running Wild! Incredibile, eh? E non solo: i testi sono un vero e proprio tributo alla tradizione heavy metal anni ottanta... e davvero, l'unica sorpresa che troverete nei Messiah's Kiss sono i capelli corti di 2 membri su 5! Al di là delle prese in giro, mettiamo subito le mani avanti: l'attitudine della band è sincera e indiscutibile, insomma, ci credono sul serio in quello che fanno, e questo me li rende già simpatici a prima vista. Peccato che i dischi non possano reggersi soltanto sull'attitudine, Passaggio obbligato ma non sufficiente per costruire un grande album metal. E ai nostri di qualità ne mancano davvero parecchie: perchè le fotocopie si possono fare con la carta carbone o con la Epson da 3 milioni, e anche le bands "clonate possono risultare piacevoli e gustose, riuscendo a mettere personalità e grinta anche in quanto fatto da altri. I Messiah's Kiss, invece, si limitano a una riproposizione piuttosto sterile dei clichè del genere: riffoni quadrati e basati sui soliti, abusatissimi power chord senza il minimo abbellimento o studio personale (in tutto il disco non c'è UN SOLO riff degno di essere ricordato, le chitarre sono troppo poco in primo piano!), ritornelli anthemici, a volte anche funzionali come in "Angels" o "Fight Or Fall" (sì, anche a livello di titoli questa è proprio la fiera del plagio come i più attenti di voi avranno notato), ma sempre e comunque già sentiti, così tanto che addirittura fanno fatica a rimanere in testa. Tecnicamente parlando la band è precisa e molto sobria nella composizione, forse troppo... punto di forza maggiore a mio avviso sta nella voce calda e rabbiosa di Mike Tirelli, un piccolo Rock'n Rolf in tutto e per tutto, mentre le chitarre a livello solistico mancano decisamente di incisività, e la sezione ritmica appare piuttosto inerte e "di base", anche se rifugge dai soliti canoni doppiocassistici. Come se non bastasse, il disco è affetto da un ulteriore problema: non si può, e dico NON SI PUO' (dovrebbe essere un reato penale, per quanto mi riguarda) fare un disco di power metal scialbo e ripetitivo della durata di CINQUANTACINQUE MINUTI. E' un insulto, è un darsi la zappa sui piedi, perchè se il disco fosse durato un quarto d'ora in meno avrebbe sicuramente catturato più interesse... invece, in questa quasi-ora di musica, gli unici spunti interessanti che troviamo sono l'anthemica "Metal 'Til We Die" (che è un po' una nuova versione di "Chains And Leather" degli già-tre-volte-citati Running Wild) e la battagliera "Hell Or Victory". Anche perchè quando i Messiah's Kiss vogliono sperimentare con la melodia esce fuori un abominio come "Tears In The Rain"... qualcuno mi spiega cosa cazzo c'entra una cantante soul in quel brano? Sono impallidito, sembrava di ascoltare Zucchero fare la cover di una ballad dei Judas Priest... (per non parlare di "Dog Idols", enigmatica outro del disco composta esclusivamente di grugniti). Senza contare che ascoltare 'sta roba il numero di volte sufficiente a capirla, per poi scoprire che da capire non c'è un benemerito cazzo, è l'incubo di ogni recensore.

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