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PARADISE LOST: LOST PARADISE

data

25/03/2005
83


Genere: death/doom
Etichetta: Peaceville
Anno: 1990

Siamo alla fine degli anni '80 in Inghilterra, più precisamente nella città di Halifax. Un gruppo di ragazzi, cresciuti ascoltando death metal, Candlemass e Black Sabbath formano un gruppo nel 1988, chiamato Paradise Lost, come il famoso scritto del poeta John Milton del 1667. Dopo tre demo (il primo fra l'altro chiamato proprio Paradise Lost, come l'album in studio del 2005...) ecco pronto il contratto con l'inglese Peaceville che in quel periodo stava salendo diversi gradini della scala delle labels che contavano. E' proprio di questo debutto che sto per iniziare a parlarvi. 'Lost Paradise' (senz'altro un titolo di pochissima fantasia, non c'è che dire) nel suo piccolo è un grande album che pose le basi per quello che di lì a poco sarebbe esploso come un fenomeno musicale prettamente inglese, all'inizio, per poi espandersi ovunque. L'influenza del death metal su questo primo lavoro dei Paradise Lost è fortissima, più che in qualunque altra loro release, ma non c'è solo DM in 'Lost Paradise', c'è anche un'altra componente, molto importante, che fa di questo album qualcosa di molto importante: il Doom. Doom metal che si rappresenta sottoforma di rallentamenti catacombali ed arpeggi orrorifici nella migliore tradizione dei padri Candlemass o Black Sabbath degli esordi. Insieme, questi due generi musicali fecero la fortuna di molti gruppi che di lì a poco sorsero e/o si svilupparono (leggasi, Anathema, My Dying Bride, Crematory, Katatonia, Evereve, e tantissimi altri...), ma ebebro, secondo il sottoscritto, i risultati migliori proprio in questo album, brutale, estremo come pochi altri. Prendiamo come esempio "Rotting Misery": l'inizio è di quanto più funereo ci possa essere, doom al 100% con i caratteristici colpi di cassa presi in prestito dai Candlemass e che diventeranno un po' il punto di riconoscimento di questo nuovo genere. La voce di Nick Holmes è dannatamente death, un grunt catacombale molto migliore di quello di tanti panzoni che sappiamo! La chitarra ipnotica e tagliente di Gregor Mackintosh si dimostra già da questo esordio come musa ispiratrice e guida delle canzoni dei Paradise Lost (non a caso principale songwriter del gruppo, da sempre). I tempi medi di questa canzone, non sono elevatissimi, almeno per il 75%, poi dopo possiamo assistere ad una sfuriata in puro death metal style, ed è questo secondo me il punto di forza di questo album, e dei Paradise Lost degli esordi: aver avuto la capacità di unire due generi musicaliassolutamente distanti se non per tematiche, il più veloce ed il più lento, uno vecchio di una ventina d'anni e l'altro nuovo di zecca, il tutto con sapiente maestria da parte di un gruppo di ragazzi che in media aveva 19/20 anni quando furono scritte queste canzoni. da ascoltare sicuramente, anche a coloro che abitualmente si sfondano i timpani ascoltando il caro vecchio DM di una volta....

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