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SCREAMING SHADOWS: NEW ERA OF SHADOWS

data

08/08/2009
62


Genere: Heavy / Power
Etichetta: My Graveyard Productions
Distro:
Anno: 2009

Heavy Metal primi anni ’90 con un tocco di Power ed uno sguardo ad alcuni degli stilemi del tardo NWOBHM: questa la proposta musicale degli Screaming Shadows, band alla sua terza proposta sugli scaffali dei negozi. Come risulta abbastanza intuitivo, stiamo parlando di un gruppo che dovrebbe poter pescare in un calderone vastissimo di potenziali acquirenti: se da un lato ciò non significa che qualunque robaccia sia vendibile, dall’altro la densità di popolazione dei fans di questo filone è certamente molto più elevata rispetto a tante altre correnti, ben più settoriali. Questa breve introduzione aveva lo scopo di chiarire che di tutto si può trattare, tranne che di un disco di nicchia assoluta. A questo punto vediamo (o meglio sentiamo) ‘New Era Of Darkness’. Da vedere c’è sicuramente un artwork intrigante, cupo al punto giusto, tanto da invogliare all’ascolto: e questo è bene. Da sentire c’è purtroppo un po’ meno. Nello specifico, da sentire c’è una band affiatata, con un buon livello tecnico, che però scade abbastanza a livello compositivo. Certo è da encomiarsi l’assenza di esagerazioni e sbrodolamenti da metallari postmoderni frustrati; d’altro canto è abbastanza esecrabile la scolasticità pura, e di questa si fa purtroppo sfoggio su tutto l’album. L’ascolto risulta difficoltoso, lento, a tratti per la complessità di alcune scelte ed a tratti per la totale prevedibilità di altre. A questo si aggiunga il fatto che nel complesso si ha un’impressione di gelo totale, una freddezza diffusa che attraversa quasi tutti i brani, rendendoli più esercizi tecnici che altro. Manca la capacità di coinvolgere ed emozionare, fondamentale in questo genere: manca il pezzo entusiasmante, quello che ti fa inserire il repeat sullo stereo perché ci vogliono alcune decine di ascolti prima di avere l’intuizione che lo stesso disco potrebbe proporre altri pezzi dello stesso calibro: quella canzone che ti fa dimenticare di ascoltare il resto dell’album, per intenderci. Non voglio con questo dire che i “nostri” quattro suonino con poco entusiasmo; ciò che voglio evidenziare è che questi quaranta minuti scarsi scorrono ben lenti, con ben pochi punti di recupero (’Lady Hawk’ su tutte) e quindi poca possibilità di sopravvivere a lungo a ripetuti ascolti. La parte migliore del disco è certamente la seconda, dalla metà in poi; può però risultare arduo arrivarci, alla seconda metà (questo leggasi: “andate avanti, andate avanti, non mollate l’ascolto prima della fine!”). Da ascoltarsi con attenzione, e decidere dopo approfondita riflessione.

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