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SVLFVR: Shamanic Lvnar Cvlt

data

09/08/2016
70


Genere: Black Doom Metal
Etichetta: Bakerteam Records
Distro:
Anno: 2016

Primo esordio in LP per i Svlfvr, compagine tutta italiana formata da componenti già noti nel panorama metal tricolore per aver prestato braccia ed ugola in altri progetti più o meno noti agli addetti ai lavori ed ai seguaci dell'underground italiano. La band in questione propone un doom metal alquanto ricco di contaminazioni che confluisce modernità al sound grazie anche all'uso di distorsioni corpose e sature e ad una produzione pulita. Catalogare però la band all'interno del panorama doom è riduttivo e fuorviante, infatti seppure sono percepibili sfumature di matrice doom, soprattutto di quello più moderno alla Candlemass degli ultimi anni, il sound risulta particolarmente arricchito da molteplici altre influenze, mi riferisco senza dubbio a quella gothic ed a quella melodic death scandinava che ha reso celebre gruppi quali i Dark Tranquillity. La summa di quanto è stato appena detto prende corpo nella seconda traccia del disco; "Wish to Drown in a Abyss of Water" che costituisce il perfetto connubio dei tre "elementi" richiamati, con uno spiccato cenno alle sonorità più cupe e gotiche che come una imponente muraglia di decibel sovrastano il latrato sofferente di Dionysos. La dimensione più spirituale e sciamanica è affidata di certo all'opener dal sapore mistico che ricorda i pregevoli lavori dei conterranei colleghi Caronte, e che rappresenta appieno il rituale d'ingresso all'interno di questo viaggio spirituale, l'abbandono del mondo di luce per un mondo dominato dall'oscurità, dipinto dalle note cupe e violente che tanto risentono dell'influenza del black metal scandinavo, e dalla voce carica di rabbia che ricorda in alcune sfumature quella di Emperor Magus Caligula. "Shamanic Lvnar Cvlt" mantiene alta la tensione ed il crescendo della traccia precedente e si presenta come ideale seguito carico di epicità dove le chitarre la fanno da padrone lanciandosi in veloci riff di matrice death/black cui fa eco il buon lavoro dietro le pelli della new entry Poseidon. Il brano si presenta con un ritmo allo stesso tempo sostenuto e vario nelle intenzioni, ne è la prova il cambio di registro vocale che si adatta ai "sentimenti" del pezzo stesso che si distingue anche per il pregevole solo di Asmodeus. E' una nenia cantilenante che invece introduce la quarta traccia del platter, "Count Down to Death", interessante l'armonizzazione e la sovrapposizione vocale creata, che conferisce quell'aura di mistero e di inquietudine al brano che si presenta in puro stile doom; maestoso, cadenzato, qui emergono le influenze dei Candlemass su tutti. L'epilogo di questo viaggio attraverso l'oscurità, intesa probabilmente come l'oscurità della mente umana, quella zona remota d'ombra presente in ognuno di noi ma che pochi hanno avuto modo di esplorare e comprendere, è affidata ad un vero e proprio monolite di 20 minuti introdotto da un recitativo solenne nel quale la voce si sdoppia fino a perderne il controllo ed essere del tutto dominati e sopraffatti dalla follia. Il ritmo si mantiene sostenuto con le solite incursioni nei territori più estremi per circa metà del brano, l'altra metà invece si affida alle malinconiche corde di Asmodeus che scandisce un arpeggio distorto ossessivo e ripetuto che riflette tutta la desolazione dell'uomo arresosi al suo destino e che funge da tappeto al solo di chitarra che denota ancora una volta un gusto per la melodia oltre alla sapienza e alla tecnica esecutiva. Il lavoro benchè sia di sole cinque tracce ha una durata che si avvicina all'ora per la lunga durata di ogni singola canzone che non scende mai al di sotto degli otto minuti. Se la cosa a primo acchito potrebbe far spaventare gli eventuali curiosi, c'è da dire anche che ogni brano è ben congegnato e offre una serie di spunti, merito delle molte idee del gruppo in fase compositiva, che conferiscono varietà e che li rendono quasi mai ripetitivi e scontati. Per i viaggiatori metafisici.

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