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I SINCOPATICI: La Corazzata Potëmkin

I sincopatici cover

La rivoluzione ha radici lontane. "La Corazzata Potëmkin" è il film che celebra la rivolta dei marinai e del popolo di Odessa alla crudeltà e alla violenza della repressione zarista (1905). Regia: Sergei Michajlovic Ejzenstejn, anno 1925. Film muto, dal montaggio analogico, plurimontaggio (quasi un taglio al secondo) di sequenze che donano dinamismo, tensione, e dove le immagini e la colonna sonora diventano il copione del film. Ha compiuto cento anni! Colonna sonora accreditata a due nomi: Dmitri Shostakovich (compositore dell’est Europa del primo Novecento), ed Edmund Meisel (compositore austriaco); quest’ultimo creò un prodotto ambizioso, dal ritmo esaltato, caratterizzato da soluzioni intonarumori ed irruenti. Ad oggi è stato ri-musicato e sonorizzato dal quartetto italiano I Sincopatici, ensemble milanese. Riproposto in formato cd ed in eventi cine-racconto, svolti live in simbiosi con la proiezione della pellicola (trasformata da bianco/nera a colorata). Probabilmente, per mancata accurata conoscenza, continueremo a definire questo film con il commento schiaffo di Fantozzi, senza dargli il giusto valore (anche al genio umanista che ha sempre contraddistinto la comicità di Paolo Villaggio). Titolo storpiato (Kotiomkin) e dalla pessima fama (non dura quindici ore). Diviso in cinque atti (quaranta minuti). Di riedizioni musicali ne sono state eseguite già due in passato (Pet Shop Boys nel 2005 ed Edison Studio nel 2017). Premessa doverosa.

Atto I (1925): ‘Uomini e vermi’. Nel film le orchestrazioni regolano il sonno dei membri dell’equipaggio del Potëmkin, ne pesano i passi, i movimenti dei marinai, dell’ufficiale, del medico, ossigenano le contrazioni dei vermi (giudicate larve di mosche). I fiati accentuano i dettagli delle immagini che catturano l’interesse di chi guarda, e seguono un ritmo da banda musicale, dalla rigida scansione metrica, con trombe che enfatizzano il levare, ottoni che sostengono i bassi e clarinetti e sassofoni che accelerano il ritmo portando agilità. Ri-musicazione de I Sincopatici (2026): Basso e tasti bianco neri attivano la reinterpretazione del quartetto. Dopo pochi minuti entri nella loro rivoluzione. Il violino apre un incipit iconico e poetico, poliritmia, suono scintillante grave/acuto, e disturbi dissonanti fanno sparire quel senso di marcia, associato alle immagini, che mi catapulta in uno stato emotivo ancora più allarmante. La preparazione del rancio si preannuncia con colpi tribali dal peso progressive, accompagnati da effetti gracidi che terminano il primo atto.

Atto II (1925): ‘Dramma sul ponte’. Rullanti e percussioni da parata a solleticare l’attesa. Gong minacciosi. Archi e violini per “gli inginocchiati” sotto il telone. Un tempo indeterminato è definito dal suono di triangoli musicali. Trombe e fiati per l’insorgere dell’ammutinamento. Pianoforte, a presentare l’inseguimento del marinaio ucraino, ferito a colpi di fucile, che finisce in mare; è l’uomo che ha attivato la ribellione di classe al rancio avariato! Ri-musicazione de I Sincopatici (2026). Si riparte con la marcia, ma è cromata di intensità sonora; il suono è più sostenuto, ne percepisco il peso sui tasti premuti del pianoforte. Aggiunti acufeni, echi di risonanze in sottofondo al violino che continua ad essere scelto per accompagnare l’entità telone. Arpeggio elettrico, insurrezione del pianoforte, stridolii di violino, tonfi percussivi, scandiscono quel tempo in balia indeterminato, che non si sa quanto terminerà. Il barocco violino licenzia le cattive sonorità intolleranti e con grazia rende più addolorante l’uccisione del marinaio. Si percepisce l’agonia dei suoi ultimi istanti di vita nel suono delle spazzole metalliche.

Atto III (1925): ‘Il morto chiama’. Nel film, è forse la parte più noiosa. La marcia resta a rappresentare la partecipazione del popolo alla notizia del marinaio ucciso. Il ritmo ne colora la motivazione all’insurrezione. In un film bianco/nero pure la bandiera della nave si colorerà di rosso, di protesta (idea post-produzione). Ri-musicazione de I Sincopatici (2026). La commemorazione del morto, con quel suono caldo, morbido, di chitarra, su contrappunti di piano, diventa uno dei momenti più emotivi, reso ancora più naturale e rinvigorito di un senso di ristoro emotivo dalla fortissima valenza. Un canto di “grilli” dissonanti accompagna il pianoforte nell’affluenza, quasi liquida, della popolazione di Odessa alla notizia della morte del marinaio.

Atto IV (1925): ‘La Scalinata di Odessa’. Nel massacro del popolo avvenuto sulla scalinata, l’intensità della frequenza ritmica è ansiogena. Ri-musicazione de I Sincopatici (2026). Le parti secondarie del film con le riprese dell’acqua di mare assumono un’atmosfera più riflessiva, raffinata alla Dave Grusin, con suoni dal basso soft e predominanza di pianoforte dal suono sereno e pastorale. Fill di batteria segnano il passaggio alla tragica metodica distruzione di vite umane, accompagnata da chitarra elettrica distorta ed insolente. Violino a dare fiato alle madri controcorrenti, sopravvissute, brucianti di dolore e ammutolite di colpo.

Atto V (1925): ‘Uno contro tutte’. Il ruggito dei cannoni è la risposta al genocidio: si trova una grande forza nello spirito rivoluzionario. La pulsazione prima regolare, poi sincopata del ritmo della flotta che, avanzando nel Mar Nero, si proietta in “un avanti tutta”, alimenta una tensione nervosa e dissidente. Poi si sblocca la situazione in un’eucatastrofe risollevante. In mare aperto i marinai delle altre flotte si rifiutano di attaccare i loro compagni: il Potemkin riesce a passare in mezzo alle flotte zariste, in pace! Ri-musicazione de I Sincopatici (2026). Violino e distorsioni elettriche danno voce al ruggito dei cannoni. Interferenza di onde sonore, come errori ripetitivi, un riff metal intrappolato ed effetti sonori gracidi come il frinire di cicale, alimentano il nervosismo dell’avanti tutta verso il nemico. Un carillon chiude il sipario.

La qualità interpretativa del pianoforte esprimere un ulteriore punto di vista della regia: lo strumento parla con la sola forza delle sue emozioni. La sonorizzazione de I Sincopatici, equilibrata, nella connessione tra musica del Novecento e sortilegi di musica contemporanea, rende l’opera, ancora più ricca e struggente. Ne risulta una maggior espressività del parametro “timbro”. Da vedere, anche ad occhi chiusi!

P 2026

Tracklist:
I – Uomini e Vermi
II – Dramma Sul Ponte
III – Il Morto Chiama
IV – La Scalinata di Odessa
V – Uno Contro Tutte
 
Line Up:
Francesca Badalini – Piano, Guitar
Silvia Maffeis – Violin
Andrea Grumelli – Bass
Teo Ravelli – Drums, Live Electronics
 

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