TOP JIMMY & THE RHYTHM PIGS: Pigus Drunkus Maximus
“Il mio obiettivo nella vita è diventare anziano”. L’autodistruttivo Top Jimmy (James Paul Koncek, 1954-2001) era un burlone. La sua voce era come un trapano, una smerigliatrice, un aratro, uno sturalavandino, raccontava Tom Waits. Turbinoso, sfrenato, travolgente nei movimenti, sudatissimo. Bicchiere o cicca tra le dita (oltre al microfono). Fisicamente instabile; poteva avere uno svarione e zompare a terra, per poi rialzarsi con un bicchiere in mano! Venne soprannominato "Top Taco" perché lavorava come barman in un chiosco di tacos e al Club Zero Zero di Hollywood. Lì conobbe David Lee Roth (suo compagno di bevute). Jimmy teneva serate musicali al Cathay de Grande, locale gestito da cinesi con ristorante al piano strada e club nel piano seminterrato. Lo spettacolo del lunedì era soprannominato Blue Mondays, cantava con il suo gruppo e con chi, musicista, si trovasse in quel frangente, in quel luogo, come a celebrare una sorta di rito di passaggio. Questo club fu reputato un vero e proprio focolaio attivo, un centro diffusore di band punk, hardcore, rock alternativo (di lì passarono i Red Hot Chili Peppers, Bad Religion, The Gun Club, etc.). Top Jimmy, a cui venne poi dedicata la traccia omonima dei Van Halen (1984), era una figura iconica di quegli anni ’80 a Los Angeles. Rappresentava quella sottocultura irriverente, ingombrante, celata, messa a tacere sotto un tappeto, una sorta di arte mascherata che faceva sobbalzare e gioire chi frequentava quelle dimore underground, che rappresentavano una sorta di zona fusion tra il blues rock ed il post-punk. Li le persone, i musicisti, si relazionavano in situazioni che si tramutavano in urgenza; ritmi galeotti, sbronze, balli liberatori (Tom Waits e Kathleen Brennen li ricordano). Alcuni artisti come Top Jimmy & The Rhythm Pigs, attraverso cover anni ’50-’70 (country, folk, funk, soul, e di cantautorato) trascendevano reinterpretando più generi in uno stile unico, diretto, aspro, viscerale, inzuppato di alcool e dall’entusiasmo contagioso. E sono proprio le foto inserite (in un libretto di sedici pagine), come testimonianza visiva dell’atmosfera che coinvolgeva il pubblico, ad impreziosire questa ripubblicazione audio rimasterizzata, curata nel packaging, del loro primo album ‘Pigus Drunkus Maximus’, versione originale del 1987, riedita nel 2026 dalla Blind Owl Records. E’ un restauro completo, da bootleg (di cover band) a reperto da collezionismo, un frammento blues-rock della Los Angeles del 1981 (progetto che rimase nel cassetto per sei anni). Prima edizione in formato CD. Ed edizione in vinile gatefold color rosa suino. Luoghi di registrazione: Cathay de Grande, Florentine Gardens, Whiskey a Go Go. Undici tracce di cui solo tre di loro fattura. Eppur ognuna di queste cover stupisce, con mordente. Persiste lo swing, il boogie, il versatile sassofono, il piano rockabilly, e sonorità poetiche da The Doors, ma compaiono anche le distorsioni della chitarra elettrica. Da recuperare.
P 1987/2026 BLIND OWK RECORDS
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Dance With Your Baby
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11 Months And 29 Days
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Homework (Otis Rush, Perkins, Clarks)
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Obviously Five Believers (Bob Dylan)
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Hole in My Pocket
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Spanish Castle Magic (Jimi Hendrix)
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Do The Do (Howlin’ Wolf)
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Framed (The Coasters)
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Workingman’s Blues (Merle Haggard)
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Backroom Blues
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Ballad Of A Thin Man (Bob Dylan)


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