ABORYM: Metachaos
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10/10/2026Prima della pubblicazione della nona prova sulla lunga distanza ad opera del demone della città dei due mari (Taranto), diversi rumors facevano pensare ad un ritorno ai vecchi fasti e sonorità; premonizioni che hanno preso forma guardando la nuova line-up ridotta all’osso, un trio: praticamente i Malfeitor. Fin dall’opener veniamo catapultati in un sound che ci riporta indietro nel tempo, in quella cuspide che si crea tra la fine degli anni '80 e l’inizio dei '90, dove i riff tritaossa (all’epoca definiti: grattuggia) a là Dark Angel di "Satiate With My Sperm" si intersecano con quelli dei Morbid Angel di “Altar Of The Lacerated”, traccia che nella parte finale sciorina un maelstrom tumultuoso soverchiato da un vibrato da brividi. Nella consecutio temporum ci si addentra in territori lugubri/tombali/tetri/foschi nei quali predomina l'industrial black/death metal con un occhio alla melodia ed a alcune soluzioni progressive che di tanto in tanto mitigano la brutalità del songwriting, intarsiato, di volta in volta, dal dark, dall’EBM, da tribalismi esoterici e diavolerie electro/industrial marziale dalla valenza cinematica di “Voci Notturne” che rimandano il pensiero ai primi Coil e Current 93. Prodotto in maniera volutamente moderna e tracotante; attenzione agli altoparlanti, potrebbero uscirne fiamme alternate ad entità sepolcrali. Una summa dell’excursus formativo e musicale del deus ex machina (Fabban) ed un riconoscimento alle band ed ai generi che lo hanno forgiato ed influenzato, filtrati attraverso il pragmatismo ed il trademark che ha contraddistinto la sua discografia.


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