DESERT COLLIDER: Generation Ship: Endless Drift Through Infinity
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03/04/2026'Generation Ship: Endless Drift Through Infinity' è il lungo titolo scelto dai Desert Collider per il loro album di debutto. Lo stile della band si muove tra stoner, metal e psichedelia, con ritmi assai carichi di groove e venature di progressive rock e space rock. I brani sono mediamente alquanto lunghi e puntano a ricreare atmosfere sonore profondamente avvolgenti ed immersive, alternando riff decisi con passaggi più introspettivi, tra ambientazioni cosmiche e ipnotiche, con influenze che rimandano, tra gli altri, a echi di Kyuss, Dozer, Monster Magnet, Yawning Man e Tool. Un mix senz'altro interessante che dà vita a brani vibranti, dove si intervallano ritmi ossessivi con cambi di passo assai efficaci. Non entusiasma particolarmente, per la verità, la traccia di apertura, che comincia a sviliupparsi molto lentamente e poi insiste a lungo su una parte parlata: si tratta in realtà comunque della prima parte di "Orphans Of The Sky", il cui seguito viene poi posizionato nella quarta traccia. Si entra però propriamente nel vivo e nel sound dell'album già dalla successiva "Floating Space Hand", dove si percepiscono in maniera più decisa le coordinate stilistiche della band e si acquisisce consapevolezza di tutte le sfaccettature del loro sound, così come nella successiva "Sonic Carver", dove ad un inizio veloce e deciso segue uno stacco di chitarra, elettrico ed onirico. Notevole anche "ThumpeRRR", altro pezzo dalle diverse anime, mentre "Nomads Of The Red Sun" è una strumentale (e, in assoluto, la traccia più breve del disco) molto astmosferica. Diverso il discorso per "Far Centaurus Drifting Without Guidance Through Interstellar Space" traccia lunghissima non solo per il titolo, dato che sfiora i quattordici minuti di durata, nella quale i Desert Collider partono da arpeggi soffusi per andare in un continuo crescendo, salvo poi intorno a metà del brano l'inserimento di uno stacco che porta a una nuova parte dalle atmosfere space rock. Chiude in bellezza la tracklist "Nebuchadnezzar", un altra traccia ritmata e carica di groove. Si segnala come l'album sia stato prodotto e mixato da Andrea Cola, mentre il mastering è stato curato da Karl Daniel Lidén (Lowrider, Dozer). Un buon esordio dunque per i Desert Collider, che dimostrano di avere già le idee molto chiare e di possedere già un notevole livello sia a livello tecnico che compositivo.


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