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IRON MAIDEN: PIECE OF MIND

data

21/10/2005
90


Genere: NWOBHM
Etichetta: Zomba Music/Emi
Anno: 1983

Un'altra novità in casa Maiden: Clive lascia il suo posto dietro le pelli, e lo sostituisce Nicko McBrain, da allora simbolo delle ritmiche maideniane. "Piece Of Mind" è un album ampiamente discusso: capolavoro o asettico studio a tavolino? Il disco è effettivamente perfetto, presenta una precisione nel songwriting e nell'esecuzione che sarebbe poco definire chirurgica, ed è proprio per questo motivo che viene osannato da alcuni e demonizzato da altri. Banale è un termine che sicuramente non si può nemmeno lontanamente legare ad un lavoro del genere, e se contestualizzato nel periodo storico di cui è frutto, a mio parere cade qualunque pretesa di ideazione fasulla e poco sentita. E' forse il prodotto migliore di Harris e soci, strutturato su un alternarsi di brani potenti e veloci, alcuni dei quali sono poi divenuti i classici di ogni concerto del gruppo, e lenti oscuri e melanconici. La follia è il tema portante, follia che si esprime teatralmente attraverso scene di guerra come di delirio allucinatorio. "Revelations" e "Still Life" sono due pezzi che rappresentano al meglio la capacità di drammatizzazione che sarà ripresa, anni dopo, da "Dance Of Death", in un carosello di immagini sospese, di musica ispirata e struggente, di dolore a metà tra fisico e mentale. Questo è il quarto lavoro degli Iron Maiden: un legame, un passaggio etereo tra la prima epoca e la seconda, tra la mente e il corpo. Le prime avvisaglie di Power Metal prendono le mosse dalla conclusiva "To Tame A Land", mentre "Flight Of Icarus" spiega al mondo che per raccontare un mito non serve per forza farne una rappresentazione completa, ma possono bastare le fugaci ed intense emozioni dei personaggi (lezione questa che verrà poi ripresa, in termini di significato, dai Manowar con l'immensa "Achilles, Agony & Ecstasy in Eight Parts", giusto per citare un brano tra mille di altrettanti gruppi che impareranno parecchio dagli Iron). "The Trooper", pezzo osannato, passato alla storia come simbolo stesso degli Iron Maiden, campeggia a metà dell'album come per ricordare a tutti che un album delle Vergini non è mai un calando, ma una tensione continua, una scarica di adrenalina che corre per tutto l'ascolto. Per parlare adeguetamente di "Piece Of Mind" bisognerebbe spendere righe e righe su ogni brano, e ancora non si sarebbe detto abbastanza. Ogni passaggio, ogni luce ed ombra di quest'album meriterebbe un discorso a parte, e questo ben esemplifica come si possa arrivare a criticarlo fino a definirlo troppo costruito. Personalmente credo che un album costruito sia tutt'altra storia, questo è piuttosto un album che, pur mantenendo quella particolare forma di semplicità che si esprime in una musica estremamente diretta, è tuttavia incredibilmente complesso. Un esempio lampante, se non un monumento, alla via da seguire per raggiungere la perfezione.

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