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THE SHIVER

Nel mondo dell'arte, e della musica in particolare, si cerca di crescere evolvendosi e creando sempre nuove concezioni che prendono spunto dagli stimoli che, nel corso della propria vita ed esperienza, sono sempre diversi. E' il caso dei viterbesi The Shiver, che dopo le atmosfere intense del precedente album 'The Darkest Hour', attraverso un meticoloso studio di racconti a cavallo tra realtà e leggenda, si sono vestiti di indumenti più poderosi ed aggressivi con il nuovo 'Adeline'. Di tutto il lavoro che c'è stato dietro quest'album e delle esperienze vissute all'interno della band, abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con la mente principale di queste storie, la cantante Federica "Faith" Sciamanna, coinvolgendo anche il batterista Francesco "Finch" Russo discutendo del movimento artistico e musicale delle loro terre, e di come stanno cercando di sviluppare questo tema.

Ciao ragazzi, e benvenuti su Hardsounds.it. Siete reduci dal recente tour europeo con i Sonic Syndicate. Raccontateci le sensazioni che avete ricevuto, e se c’è qualche aneddoto o episodio particolare da elevare come simbolo di quest’esperienza. Faith: Ciao a tutti! Qui Faith, cantante dei The Shiver. Il Confessions Tour si è svolto tra Aprile e Maggio 2017, e come ogni volta, è stato bello perdersi per un mese tra le città europee e la vita dei locali live. Eravamo molto rilassati alla partenza, ci sentivamo preparati e pronti per questa esperienza. Abbiamo incontrato un sacco di nuovi fan e ri-incontrato vecchi amici che ci seguono da tempo. E' bello sentirsi a casa a zonzo per il vecchio continente. Chissà perché tantissimi tour partono da Amburgo, e così in una bella mattinata di sole siamo arrivati al meeting point con i Sonic Syndicate, cioè una fornitissima caffetteria del centro, a pochi metri dal locale. La prima persona che mi ha colpita, con cui è stato subito amore è stata Darjana, la nostra tourmanager: russa, capelli celesti, una marea di tatuaggi. Gli altri ragazzi della crew erano molto tranquilli, riservati ma amichevoli. Abbiamo preso il caffè tutti insieme e poi via al locale a montare tutti gli strumenti. Insomma, la prima impressione è stata quella di avere davanti persone molto tranquille e professionali. Nel corso dei giorni abbiamo imparato a conoscere meglio i ragazzi, e penso che la serata più assurda fatta tutti insieme sia stata a Budapest, verso la fine del tour. Dopo un bel live in un posto davvero underground ce ne siamo andati tutti a fare baldoria in centro e i nostri amici del posto ci hanno portati in un locale affollatissimo dove si beveva di tutto fino a mattina. Lì devo dire che anche gli svedesi erano provati!

Avete anche fatto due tappe in Italia, a Rozzano e Bologna. Il riscontro avuto in Italia lo avete percepito anche nelle altre tappe? Qual è per voi la caratteristica principale che differenzia i concerti italiani rispetto a quelli all’estero, non solo in quest’ultimo tour? Faith: Diciamo che c'è sempre qualche tappa più bella delle altre. In questo tour devo ammettere che il lavoro di pr svolto dalla booking principale ci ha lasciati tutti un pò a desiderare. Questo individuo che non voglio nominare abbiamo poi scoperto che a quanto pare ha lavorato male anche con altri artisti. Insomma, l'organizzazione e la promozione delle serate era tutta sulle spalle dei promoter locali, molti dei quali hanno fatto davvero del loro meglio, tirando fuori ottimi eventi. Anche in Italia devo dire di essere stata contenta, poteva certo esserci più affluenza ma per essere il nostro paese va più che bene. Purtroppo in Italia la nostra mentalità provinciale non potrà mai portarci più su di così. Ovunque ci sono mafiette, circolati di amici/nemici pronti a spararsi alle spalle. La cosa peggiore è che a sud di Bologna non è più bello suonare rock nelle venues, perché non ce ne sono più di serie, a parte poche eccezioni. Devo invece notare che stanno crescendo per merito di giovani coraggiosi dei festival sparsi per il centro ed il sud, ed auguro davvero il meglio a tutti loro.

Veniamo al nuovo bambino nato in casa Shiver. Quando ho avuto la possibilità di analizzare ‘Adeline’, la prima cosa che mi è balzata all’occhio è stata la spaziale copertina ad opera di Manster Design. Una creazione che racchiude una dose considerevole di misticismo, che però sembra contrastare con le scelte musicali da voi fatte ora ed in passato. Cosa avete provato quando avete visto per la prima volta l’artwork completo? È stata un’idea vostra il concepimento di queste figure, o è stato Manster a fare tutto autonomamente dopo essersi studiato i temi dell’album? Faith: Il concept del disco è l’esoterismo, disseminato nelle varie storie che posso anche essere lette (ascoltate) come delle leggende che parlano di streghe e fantasmi. Dopo aver effettuato svariate ricerche sui temi trattati, su manuali di storia, su antichi testi di magia, su libri di inquisitori etc, ho raccolto materiale visivo – ringrazio soprattutto la mia amica Patri per l’aiuto – e ho contattato Manster Design. Qualche anno fa, durante un tour in Grecia, ho avuto l’occasione di condividere il palco con una band eccezionale, i Tardive Dyskinesia. Le loro grafiche erano davvero notevoli, e parlando con Manthos venne fuori che c’era lui dietro quel lavoro. Da quel momento ho aspettato che ci fosse l’occasione per coinvolgerlo nell'artwork del nuovo album. Gli ho spiegato il concept e gli ho dato i materiali, poi lui ha creato le varie immagini per il booklet. Mi è piaciuto immediatamente!  Ho cercato lui proprio per rendere questo disco particolare anche a livello grafico. 

Aldilà della figura inserita in copertina, che cosa rappresenta per voi il personaggio di Adeline? È una figura che potete notare in modo similare anche tra le persone che incontrate quando camminate per strada o nei momenti di cordiale convivialità con i vostri amici e colleghi? Faith: Anni fa ero dalle parti di Rimini, ed ho esplorato un pò la zona, imbattendomi nel castello di Montebello. In questo castello è nota la presenza di uno spiritello, intrappolato lì dal 1400 circa. La figlia del Signore, Azzurrina (Adelina era il suo vero nome) era albina, e la madre le tingeva i capelli che puntualmente sfumavano in un tenue blu. Un bel giorno la bimba sparì nelle segrete, mentre rincorreva una palla di stracci. Da allora si sentono strani rumori, e voci di bambini. Alla fine della title-track potete sentire le vere riprese audio effettuate qualche anno fa da un'equipe di esperti in materia, e sì, anche l'agghiacciante urlo finale è vero. Molto probabilmente questa bimba era stata uccisa da qualcuno all’interno della corte, atterrito dai suoi capelli particolari. Un po’ tutti i soggetti “magici” di cui parlano i brani sono dei “weirdos”, ed anche se apparentemente identificati come malvagi, sono buoni, e per le loro particolarità  vengono perseguitati o addirittura uccisi dagli altri membri della comunità che non vogliono comprendere la diversità che c’è in una società. In questo senso, si, ne esistono tante di “Adeline”, anche nella nostra realtà.

Copertina di 'Adeline', uscito il 4 aprile 2017

Faith è stata l’autentica mastermind dell’album, essendo la compositrice di musiche, testi ed arrangiamenti. È un ruolo di rilevante responsabilità, che però sembra non averti pesato. Che cosa hai voluto comunicare con ‘Adeline’? Faith: Ormai sono tanti anni che scrivo e compongo, ed in particolare The Shiver è il mio progetto e ne vado fiera. Negli anni Finch (il batterista, ndr) ha apportato una buona dose di energia creando dei groove fantastici per le mie tracks; inoltre hanno collaborato al progetto produttori di notevole livello (posso citare Alessandro Paolucci, Vincenzo Mario Cristi, Luigi Stefanini) e per le registrazioni mi sono avvalsa di musicisti sempre top, non di meno Matteo e Morris, gli attuali membri dei The Shiver. Dopo aver parlato dell’ora più buia (con un riferimento al presente della nostra società) in 'The Darkest Hour', stavolta ho voluto confezionare questa raccolta di racconti, che fossero dalla parte dei diversi, che mostrassero quanto siamo stupidi quando chiudiamo la mente e non accettiamo l’altro da noi. L’altro livello di ascolto, più leggero, è il raccontare per trascinare chi ascolta in un mondo magico, lontano dal presente, almeno per il tempo di una canzone.

Ci sono stati momenti di confronto, anche acceso, con tutti i componenti della band nella scrittura dell’album, oppure è filato tutto liscio durante il percorso di scrittura e composizione dell’album, nonostante l’onere di essere l’autrice principale? C’è stato un momento di difficoltà che ha potuto condizionare in maniera importante lo svolgimento dei lavori? Faith: In generale, è sempre difficile coinvolgere dei musicisti nel progetto e far loro capire che c’è un limite d’azione, ma questo soltanto perché avendo chiaro in mente il sound che voglio, mi è più facile far tutto. Con Finch abbiamo sempre avuto scambi intensi riguardo i groove e le parti ritmiche delle canzoni, ma poi anche la discussione più accesa porta ad un risultato molto soddisfacente. Matte e Morris sono stati per questo album degli ottimi interpreti, e chissà cosa riserverà il futuro…

The Shiver live @ Circolo Svolta, Rozzano (MI) - 27/04/2017

The Shiver nascono dall’unione delle forze tra Faith e il batterista Finch. Una collaborazione che è stata continua e costante dagli esordi fino ad oggi. Dai, raccontatevi a vicenda un pregio ed un difetto. Faith: Considerando che io e Finch siamo anche “soci in affari”, posso dire che il suo miglior punto è la genialità nel trovare sempre idee valide a livello lavorativo, ed al contempo un pregio che a volte diventa un difetto è la sua razionalità nel realizzarle.

Finch: Era il 2005 quando ignari di tutto quello che fosse il mondo della musica , ci incontrammo e decidemmo a scatola chiusa che la nostra vita sarebbe stata la musica. Questa scelta si incarnò nell'idea di band che chiamammo The Shiver. Da quel momento ci dedicammo anima e corpo alla musica, allo studio dello strumento, allo studio del mercato, e allo studio delle lingue. Sì, proprio le lingue, perché capimmo subito all'età di 18-19 anni che qui in Italia non ci avrebbe dato retta nessuno. E così dopo aver registrato il primo disco, eravamo in terra inglese a suonare, girare, dormire ovunque, parlare con gente e bere birre (ride). Nella domanda si nomina la parola 'costanza', forse è proprio quello che ci ha contraddistinto, essere costanti e sempre sul pezzo fin dal principio.Questa costanza, o meglio dire "Tigna" (come si dice dalle nostre parti) ci ha permesso di viaggiare dai punti piu remoti della Siberi , fino alla punta piu estrema del Portogallo, ci ha permesso di suonare su palchi che dire importanti è poco, ci ha permesso di esibirci a fianco di band che hanno alimentato la musica mondiale. Ci ha permesso di scavallare i 30 anni essendo musicisti (senza bisogno di ricorrere ad ulteriori occupazioni). Pregi e Difetti? .... Uff .... io Finch, ho il Difetto di essere testone e cocciuto, ma ho il Pregio di accorgemene (ride smodatamente).

Inoltre, che stimoli vi danno gli attuali compagni di avventura Matteo alla chitarra, e Morris al basso? Faith: Matteo e Morris hanno apportato nuova energia alla band ed un nuovo slancio che si era un po’ perso dopo la rottura della vecchia line up. Diciamo che con loro abbiamo inaugurato un nuovo periodo dei The Shiver, a suon di live ovviamente, perché da quando ci sono abbiamo portato a casa molti bei risultati ed abbiamo girato tanto in Europa.

Faith si cimenta con tre strumenti: voce, chitarra e synth. Quale strumento tra questi ti piace usare di più? Faith: Oddio, vuoi più bene a mamma o a papà? (ride) A parte gli scherzi, la voce è il mio primo strumento, quello che studio costantemente, quello con cui riesco ad essere più espressiva. La chitarra ed il basso sono gli strumenti che uso per scrivere brani belli tirati, e da live mi ci diverto troppo, sono il mio concetto di rock. Il synth è il perdere la testa in un mondo nuovo. Ma devo ammetterlo… il mio strumento preferito di sempre è il pianoforte.

Attualmente, chi sono gli artisti che prediligete in modo particolare, e che possono aver avuto un contributo importante alla stesura di ‘Adeline’? Faith: Nel corso del tempo ho osservato che c’è una regola secondo cui il mio cervello ascolta, digerisce e poi elabora: la regola dei 5 anni. 5 anni prima di scrivere Adeline ascoltavo moltissimo Nine Inch Nails e A Perfect Circle, e morivo dalla voglia di essere in grado di scrivere un disco che avesse come chiaro riferimento 'Mer De Noms' degli A Perfect Circle, e spero di esserci riuscita. Attualmente sto ascoltando delle robe davvero "sick", che non vi dirò… In generale stoner e post-metal, che mi danno davvero emozioni molto forti. Ma 5 anni fa ascoltavo tantissimo i Dead Letter Circus, che sicuramente usciranno fuori come influenza nel prossimo lavoro, e poi  Alexisonfire, Deftones, Pendulum e molta elettronica… chissà cosa ne uscirà fuori!

Oltre agli Shiver, in quale altro progetto musicale vi piacerebbe cimentarvi? Faith: Partendo dal presupposto che non c'è abbastanza tempo per fare tutto quello che vorrei, da poco posso dire di avere l'onore di suonare la chitarra con The Chasing Monster (per conoscerli meglio, intervista qui), un gruppo post rock davvero fantastico, con cui stiamo facendo cose davvero grandi. Da quando mi sono innamorata dei God Is An Astronaut e dei 65daysofstatic ho sempre voluto suonare in un progetto così e finalmente, un pò per caso, è arrivato. Inoltre i ragazzi sono davvero le persone più carine e serie del mondo!! A parte ciò,  mi piacerebbe tantissimo avviare un progetto post- metal. Ci sto lavorando.

Voi provenite da una terra come Viterbo che sta cercando di crescere dal punto di vista musicale ed artistico. Sicuramente è diversa da città come Roma, Milano, ed altre città medio-grandi, e di conseguenza sono diversi gli stimoli che queste città danno a chi ha voglia di emergere musicalmente. Cosa vi ha dato in cambio Viterbo, ed i viterbesi, in fatto di supporto musicale? Faith: Mammamia che domandaccia (ride). Non nel senso della domanda, ma della risposta che prevede. Viterbo è un paesone, e la gente dai 40 anni in su ha una mente piccola e chiusa. Viterbo ha consentito a me e Finch di iniziare ad insegnare, probabilmente, ma poi noi ci siamo sempre dovuti rivolgere fuori per cercare nuovi stimoli. Invece la cosa positiva è che i giovani ci sono, e danno supporto alla musica. C'è una piccola scena in cui si suona nelle case, nei bar, visto che l'ultima venie per concerti ha chiuso 2 anni fa purtroppo. Qui vanno di più le discoteche. Che dire…noi stiamo seminando e svegliando i ragazzi. I vecchi cercano invece di farci i soldi, soprattutto con gli eventi e sinceramente non vedo come. Speriamo di resistere!

Francesco "Finch" Russo

Nonostante le difficoltà e gli ostacoli che si possono incontrare, voi avete creato una struttura come la Backstage Academy che vuole diventare un punto di riferimento per chi vuole mettersi in gioco nell’arte della musica. Come è nata e cresciuta quest’esperienza, in cosa consiste brevemente l’attività al suo interno, e che tipo di sinergia si produce tra voi, musicisti già esperti, e le persone che si vogliono cimentare con forza nell’intraprendere un percorso musicale? Finch: Mi trovo spesso a rispondere a questa domanda, e credo che, come sempre, la miglior risposta sia la sincerità. La Backstage Academy nasce in una tournèe tra il 2008 e il 2009. Eravamo a suonare in un posto a Birmingham, e con Faith dopo il soundcheck, andammo a curiosare lungo dei corridoi molto strani. Stavamo suonando in una strutura poliedrica, con palchi, sale prova, sale audio, video, bar. Rimanemmo piu scossi da quella struttura che dal concerto serale, in cui le persone iniziavano a cantare con noi alcune parte delle nostre canzoni. Dopo 4 anni, nel 2012, rimanemmo senza la nostra sala prove storica, e purtroppo la città di Viterbo e dintorni non offriva nulla di questo genere. Senza pensarci due volte, decidemmo di aprire uno spazio libero, dove tutti potessero esercitare la loro arte (musicale o visiva che sia). Creammo un insieme di stanze insonorizzate, attrezzate e confortevoli capaci di soddisfare piu o meno le esigenze di tutti. Dopo quasi 5 anni ci ritroviamo con un marchio che si sta espandendo in Italia (vedi la Backstage Academy di Pisa gestita da Giovanni Ciancia Boschi) e due prossime aperture in Spagna. L'attività all'interno è estremamente semplice, si fa ciò che la persona vuole. Vuoi fare le prove con la band? Puoi farlo! Vuoi cimentarti nello studio dello strumento? Puoi farlo! Vuoi capire come organizzare dei live? Puoi farlo! Vuoi promuovere il tuo progetto in maniera concreta? Puoi farlo. In sostanza non ci siamo inventati niente di nuovo, ma abbiamo deciso che il punto di partenza invece di essere la sopravvivenza monetaria, dovesse essere l'esperienza della band. Mettere a servizio dei ragazzi quel tipo di esperienza, e non quella dei pacchetti promozionali. Per trovare stabilità ovviamente ci si è messo un po' di più, ma oggi la Backstage Academy non è solo una struttura, ma è qualcosa in cui il musicista, l'appassionato o l'amatore crede, e ci si appoggia. E' un valore che da serietà e professionalità al mondo della musica, che spesso viene scimmiottato e tempestato di negatività. Noi TUTTI ci divertiamo, e lo trasmettiamo, poi chi ha orecchie per intendere intenda!

Con la speranza che sia un momento imponderabile e che non succeda; ma se doveste compiere una scelta necessaria, preferireste tenere in piedi The Shiver o la Backstage Academy? Finch"La mia unica scelta necessaria potrebbe essere: aprire un chiosco in Costa Rica, dove mettere uno straccio di palco per suonare con gli Shiver e costruire nel retro una stanza dove durante il giorno le persone del posto ci insegnino a divertirci con la loro Musica, e a fare una buon Guaro Cocktail ovviamente. Lo potremmo chiamare BackCocktail Music Academy!!! (ride)

Per chiudere, qual è l’obiettivo che ritenete più importante nel prossimo futuro, e con questo vi salutiamo e vi ringraziamo per la gradevole chiacchierata, chiedendo a voi un impulso ai nostri lettori per seguirvi. Faith: Assolutamente nuovo disco, nuovi tour ancora prima di rientrare in studio, e poi uscire fuori dall'Europa. Evviva America e Giappone… Ci stiamo lavorando."

Finch: "Un abbraccio a tutti e suonate per divertirvi, ma con costanza!

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