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CRYONIC TEMPLE: IN THY POWER

data

23/07/2005
63


Genere: Power Heavy
Etichetta: Limb Music - SPV
Anno: 2005

Svezia + Metal = Power. Niente di nuovo, l'equazione è ormai nota, ed i Cryonic Temple sono svedesi e fanno Power, come da programma. Intendiamoci, sappiamo tutti che non tutti i gruppi svedesi fanno Power, ma di solito o fanno quello, o Death, o poco altro. In questo caso prendiamo l'equazione del Power, e come direbbe il mio vecchio professore di matematica delle superiori "studiamola nel piano cartesiano". Dunque, punto primo il Dominio: "In Thy Power" si inscrive nel dominio del Power di matrice nordeuropea con estreme vicinanza alle sonorità Heavy, molto vagamente alla Runing Wild, con incursioni da stili maideniani, priestiani, insomma di metal "classico". Passiamo agli Asintoti, ossia: quali sono i valori che il nostro grafico non raggiunge, pur approssimandovisi all'infinito? Prevalentemente direi che ci si avvicina a brani massicci, ma non ci si arriva, così come si cerca un'originalità che traballando arriva quasi a ribaltarsi in un sound da Hammerfall (vedere la title-track, a tal riguardo). Limiti e derivate non ho molta voglia di farli, quindi qui mi fermo. Tanto in matematica facevo schifo. Con quanto detto sopra non intendo dire che non sia un buon album, al contrario questo "In Thy Power" l'ho anche gradito, il problema è un altro. Personalmente non avevo mai ascoltato i Cryonic Temple, e quindi ho fatto le mie ricerche (come è ovvio, spero che nessuno si aspetti che chi scrive una recensione conosca sempre tutti i gruppi, nè che all'opposto scriva senza un minimo di cognizione di causa, che significa anche raccogliere le informazioni di cui si è carenti). Le scoperte principali sono due: 1 - la band arriva ad un Power "personale" da un passato remoto di cover-band maideniana (surprise, surprise [cit.]) e poi da un periodo di Power Prog. Questo spiega ampiamente determinate scelte stilistiche: ascoltatevi "A Soldiers Tale", a mio parere uno dei brani migliori di quest'album, e poi ditemi se non è un Power Prog di matrice nordica con reminiscenze tra i Labyrinth e gli Edguy; 2 - a quanto pare il livello abbastanza "piano", privo di picchi particolari, di quest'album è una delusione per chi abbia sentito il precedente, che pare invece sia stato un mezzo album-rivelazione. Vedrò di trovarlo e dargli un'ascoltata. Problema, si diceva: si nota che a parte un paio di pezzi non particolarmente originali ma indubbiamente validi, e discretamente "catchy" (la già citata "A Soldiers Tale" piuttosto che la mezza cavalcata "Beast Slayer", a tratti estremamente priestiana), il resto dell'album si assesta su una certa piattezza, fatta di buona musica ben suonata ma priva di un'impronta caratteristica o di un rilievo creativo tale da attirare l'attenzione e rimanere in mente. Si ferma ad un livello certamente buono, ma "di sufficienza". La scelta è: meglio investire i soldi in un album buono ma un po' piatto, o in un azzardo, un disco sconosciuto che potrebbe qundi essere un capolavoro come una schifezza? Non prendo in considerazione l'opzione "compro un album sicuramente valido", è ovvio che non esiste scelta in quel caso, ma se la scelta fosse, come spesso è, tra i due detti sopra? Rischiare o accontentarsi?

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