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CARCASS: NECROTICISM: DESCANTING THE INSALUBRIOUS

data

26/02/2004
95


Genere: Death Metal
Etichetta: Earache
Anno: 1991

Indubbiamente uno tra gli album simbolo di tutta la produzione death metal, questo “Necroticism: Descanting The Insalubrious” è forse quello che meglio rappresenta l’intera carriera della Carcassa, perché pur racchiudendo in sé tutti gli elementi grind & gore dei primi lavori, questi vengono rielaborati e sviluppati in un contesto nuovo, dove i macellai degli esordi vestono i panni di musicisti più tecnicamente dotati e convinti, in grado di creare canzoni che sono entrate di corsa nella Hall Of Fame della musica estrema. La line up a quattro elementi con l’ingresso di Mike Amott (che si vede anche in fase di songwriting) contribuisce non poco a rendere più vario e dinamico l’assalto della band: le due chitarre si trovano a meraviglia creando intrecci e inseguimenti di rara bellezza e efficacia, che impreziosiscono il muro sonoro eretto dai quattro senza sminuirne l’impatto. Dal punto di vista concettuale, nulla cambia rispetto ai precedenti lavori: i testi continuano ad essere veri e propri manuali medici che illustrano dettagliatamente le più allucinanti patologie, il tutto da una prospettiva nauseata e nauseante. La vera innovazione è dunque insita nell’aspetto più prettamente musicale, a partire da strutture complesse e mai uguali, fino ai fittissimi cambi di tempo coi quali i Carcass stravolgono le menti degli ascoltatori. Non è più un grind così ossessivo, ma piuttosto un’evoluzione stilistica che cede spazio a virtuosismi e a soluzioni più ricercate, che concorrono a rendere il tutto più corposo, meno scontato e dannatamente impeccabile. “Corporal Jigsore Quandary”, forse la migliore canzone di sempre della band, basterebbe da sola a far raggiungere a “Necroticism” un voto elevato, ma il fatto è che anche gli altri pezzi non sono da meno: così “Pedigree Butchery”, come l’ottima “Incarnate Solvent Abuse” mostrano tutte le interessanti sfumature che i Carcass riescono a dare al proprio sound, dal solismo ipnotico e colorito di Amott (che sarà un elemento fondamentale anche per gli Arch Enemy) all’impressionante furia esecutiva del reparto ritmico capitanato da Walker e Owen. “Necroticism” è, con “Heartwork”, il migliore lavoro della carriera, purtroppo breve, della folle band inglese, che ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo del metal più estremo.

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