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EDITORIALE: The dark side of the review

Dds

Negli ultimi tempi sto assistendo ad una lenta tessitura sempre più fitta di una trama che non appartiene al mio modo di pensare, alla mia idea di giustizia, uguaglianza e di libertà di pensiero. Come già in altre sedi, vedi l'intervista con Francesco Ceccamea, l'ho definita in senso atecnico - al di fuori del campo strettamente giuridico - conflitto di interessi. In sostanza, gli chiedevo cosa ne pensasse dei musicisti che scrivono su riviste e webzine, e lui mi ha risposto che era un dato di fatto che le figure si sovrapponessero, in fondo sia chi scrive che chi suona è un appassionato, e che "il più pulito ha la rogna", nel senso che è una cosa davvero inevitabile, che sia in buona o in cattiva fede.

Ecco, diciamo che il buon senso, una minima considerazione di quanto (poco, pochissimo) conta ancora scrivere recensioni sul web, dovrebbe spingere chiunque a pensarci un po' prima di pubblicare un qualcosa di tendenzialmente oggettivo sul gruppo del proprio amico. Che magari ci ha chiesto in modo scherzoso, non serissimo, con emoticon ammiccanti, di dargli una mano col disco appena uscito. Per un attimo mi fermo qui, all'amico, a quello che hai visto crescere con te e che ha coronato un suo piccolo grande sogno. Lui è il primo che dovrebbe sapere che ti sta mettendo in una posizione un tantino scomoda, perché voi lo avete supportato mentre strimpellava maldestramente cover rudimentali e ora suona cento volte meglio, e non c'è storia: a meno che non sia un completo disastro, voi quell'album lo vendereste anche a vostra nonna. L'amicizia è anche questo. Inviti interessati a mettere i like su Facebook ne avete mai fatti? Io sì. Oltre ai gruppi fighissimi che consiglio a poche persone selezionate appositamente, se un mio amico fa qualcosa di suo mi sento libero di diffonderlo alla massa. In quel caso non ho dubbi: faccio pubblicità.

Torniamo a noi: il recensore invece non fa pubblicità commerciale. So che per molti sarà dura leggero, ma sbatteteci il muso. Qui non si promuove la vendita del bene "album musicale", quella la trovate nei banner in alto, e se vi sembra accattivante siete liberi di cliccarci sopra. Quando passate la parola del disco del vostro amico è pubblicità commerciale, si azzera o si diminuisce di molto il senso critico, si cerca di chiudere un occhio o anche due, perché per voi è giustamente e comprensibilmente più importante che il vostro amico venda dieci copie in più rispetto a una vostra disamina sul riff del minuto 3.41 in cui potrebbe esserci un errore in un accordo o una stonatura del cantante. Ma se ci scrivete una recensione, se si produce un'esaltazione su questa base di confidenzialità con chi suona, è tutto finito, possiamo chiudere baracca e burattini e ficcarceli su per un qualsiasi orifizio, scegliete voi. Qualcosa vi puzza già da ora? Ed è solo la punta dell'iceberg, quella del conflitto di interessi più innocuo, fatto se non in buona fede almeno a fin di bene, del bene di qualcuno che non è ovviamente chi vi legge. Perché chi vi legge poi il commentuzzo sotto il vostro testo ve lo piazzerà, omertà permettendo, sostenendo a ragione che le recensioni agli amichetti sono sempre più pompate.

Andando in profondità e arrivando alla parte più torbida, quella cui accennavo all'inizio, si scopre un mondo abbastanza disgustoso, in cui il più pulito non ha la rogna, no, è una luminosa e putrescente carcassa acchiappa-like. C'è chi vive, oddio, meglio dire che vivacchia, di questo, di conflitti di interessi. Li cerca, li punta e li sfrutta. E se non ce ne sono li crea. Guardatevi dai musicisti che vanno accalappiando amicizie, sorrisi e ipocrisie: è tutta promozione finalizzata ad avere un riscontro positivo, o meglio, roboante del loro prodotto. Ci sono personcine che si creano la propria rete di fedelissimi grazie ad un vero e proprio mercato del gradimento e dell'esternazione del gradimento. Scambio di recensioni, in sostanza. Dall'esito scontato ovviamente. Band amica, hai appena pubblicato una demo? Ti faccio uscire una bella recensione, ti paragono come minimo agli Slayer, ma tu ricordati di me e anzi, visto che potrai dimenticarti, mandami una maglietta che qui nella ghiacciaia della vergogna fa freddo. Intendiamoci, non condanno la voglia di emergere, non condanno metodi di marketing, anzi, quella roba di Facemusic, all'epoca mi era abbastanza indifferente. Ma non scambiamo la platea che ci siamo creati sui social network a nostra immagine e somiglianza (e quindi spesso di merda, se vi siete guardati allo specchio) con quella reale, perché prima o poi il vostro album, se ha un minimo di velleità oltre il vostro paesotto in cui suonate centoquindici date all'anno in apertura alla fondamentale cover band di turno, arriverà alle orecchie libere di qualcuno che non avete avuto (ancora) modo di riverire, e allora vi sentirete contrariati, in dovere di tuonare il banalissimo "ma tu non sai chi sono io!", ma invece lo sanno tutti: non siete nessuno, se non nel vostro piccolo spazio di paradiso terrestre fittizio.

C'è infine chi ha un apparato ancora più organizzato, che evidentemente dà molta soddisfazione a entrambe le parti, dimenticando ancora una volta il pubblico: agenzie di promozione mascherate da webzine, webzine che diventano ufficio stampa, ma che nascondono in modo subliminale questi collegamenti, e che vanno in estrema difficoltà - anche loro - quando arriva una recensione non allineata, ed allora partono minacce di querela per diffamazione o addirittura calunnia - così, tanto per dimostrare di aver visto qualche servizio di cronaca al tg regionale. Sapete che ci sono etichette che decidono di smettere di inviare promo dopo una o due stroncature? La filosofia "meglio non parlarne che parlarne male" è proprio quella che dovrebbe andare estirpata, e invece va per la maggiore, rimpolpata dai tanti alla ricerca di un piccolo momento di gloria. Non dico di passare la vostra vita a girare l'Italia facendo venti persone ogni sera, ma non vi siete stancati di comprarvi consensi e recensioni? Fate caso alla linea editoriale di un sito perché c'è qualcosa di losco sotto se promuove tutti e tutto indiscriminatamente o se si dimostra sempre benevolenza verso uscite di una sola etichetta o agenzia di promozione.

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