TARJA: Frisson Noir
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18/07/2026Tarja è un progetto solista dell'ex cantante dei Nightwish Tarja Turunen, che nel corso degli anni ha dimostrato di sapersi reinventare realizzando ottimi prodotti e per nulla scontati. Non è da meno questo nuovo album dove l'artista finlandese si presenta con il suo tipico stile, riuscendo però in qualche misura anche a sperimentare. Al di là dell'intro iniziale che chiude poi il cerchio con l'outro finale, non ci hanno convinto appieno per la verità i primi pezzi, ovvero la titletrack e "The Eternal Return", perchè sembra quasi che, a parte l'incipit pianistico della prima, si sforzino di suonare potenti a tutti i costi, con le tante tracce che le compongono che però non appaiono ottimamente equilibrate, rendendo così un effetto un po' caotico e confusionario (specialmente nella seconda). Il discorso cambia totalmente, però, a partire dalla quarta traccia, "Leap Of Faith", dove è presente in veste di guest Marko Hietala, facendo respirare ai nostalgici un po' di aria dei vecchi Nightwish. Si cambia poi registro con "At Sea", un brano quasi sorprendente: si tratta di una lunga suite di oltre dieci minuti di durata che accoglie diversi elementi della musica classica, a cominiciare da un bel pianoforte, emozionanti passaggi con il violino e notevoli orchestrazioni. Davvero un gioiellino che segna delle azzeccatissime contaminazioni tra metal e musica classica. Un ruolo importante è svolto dagli archi anche in "Tango", dove compaiono come ospiti gli Apocalyptica, nonchè in "Anemoia", con il violoncello che s'incontra con una bellissima chitarra flamencata. Tra gli ospiti illustri troviamo anche Chad Smith (batterista dei Red Hot Chilli Peppers), che suona in "Against The Odds", e Dani Filth che duetta con Tarja nella gotica "I Don't Care", una delle tracce più accattivanti del disco. Non male neanche la malinconica, ma potente "Blaze Forever", mentre in "The Trace Outlives", (per la quale è stato realizzato anche un video, così come per "I Don't Care"), la cantante mostra una vena più dark, peraltro accompagnata da sonorità particolari come quelle dello shamisen, uno strumento a corde tipico della tradizione giapponese. Va evidenziato, inoltre, come in diverse tracce si lasci anche spazio a parti con musica elettronica e programming. Un buon disco dove si possono ascoltare belle canzoni, ma anche contaminazioni interessanti, con un songwriting davvero di alto livello che riesce a far convivere musica più raffinata e complessa con passaggi più semplici e tendenzialmente pop. Non era certo facile mettere insieme così tanti elementi e raggiungere un livello così alto sul piano della produzione: ciò ha richiesto diverse collaborazioni confluite in qualcosa che suonasse quanto più possibile omogeneo. In linea di massima i risultati sono ottimi, salvo qualche eccezione che ci ha convinto un po' meno, come sopra evidenziato. Si tratta comunque di un lavoro che senz'altro esalta ancora una volta la bravura della Turunen sia come autrice, sia come interprete.


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